A cavallo con Brigitte - Reiten mit Brigitte
Lezioni e Corsi d'Equitazione - Reitkurse in Toskana

Chi è Brigitte Berner?


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Chi è Brigitte Berner?

Sono nata nel 1958 a Stoccarda in Germania. Già da piccola avevo una gran passione per gli animali. Quando i miei genitori raccontano della mia infanzia, si tratta sempre di episodi in cui è coinvolto qualche animale: il gatto che ho portato in casa reggendolo per la coda durante le ferie in Svizzera; il cane San Bernardo che non voleva più togliersi dal mio fianco; le mucche che accompagnavo a pascolare … La professione che avrei voluto fare da grande era la veterinaria.

I miei animali preferiti erano i cavalli. Essendo uno sport molto dispendioso, non osavo chiedere ai miei genitori di pagarmi delle lezioni ed in mancanza di un cavallo vero mi allenavo sul muretto dei vicini, fingendo che fosse il mio destriero. Quante ore ho passato “in sella” a quel muretto, sognando il giorno in cui avrei potuto montare un cavallo mio!
All’età di 13 anni, mia nonna decise di regalare a me e a mio fratello delle lezioni di uno sport a nostra scelta. Così si realizzava finalmente un mio sogno. Iniziai a prendere lezioni in un Club ippico rinomato, che già negli anni 70 aveva un maneggio coperto, 10 cavalli da scuola e una cinquantina di cavalli in pensione; era l’unico Club Ippico in questa città, allora non c’era tanta scelta, lo stile d’insegnamento era quello rigido militare, l’istruttore aveva una voce che si sentiva sicuramente fino all’altra parte della città e ad ogni sbaglio ci redarguiva in maniera molto offensiva, ma io ero troppo innamorata dei cavalli per accorgermene. Il giorno in cui mi recavo a lezione di equitazione, era la giornata più bella della settimana.


Crescendo, però, mi resi conto che non tutto era come lo avrei desiderato: per la maggior parte dei soci non era importante il rapporto col cavallo, ma la lunghezza del suo certificato, la marca della sella, il prezzo degli stivali da equitazione di pelle ed il modello dei pantaloni. I cavalli della scuola venivano ricoverati spartanamente nelle poste e nessuno offriva loro affetto, tranne noi bimbe, che però li vedevamo solo una volta la settimana. Cominciai così a cercare un altro club ippico ed infine trovai una piccola associazione rurale di amici del cavallo, in una frazione della mia città. Non avevano un maneggio coperto, esisteva un solo cavallo da scuola ed era presente un istruttore solamente due pomeriggi la settimana; però il cavallo era al centro dell’interesse dei soci: molti di loro avevano il proprio cavallo vicino a casa sua, passandoci assieme tutto il loro tempo libero.

Dopo circa un anno che frequentavo questo club, proprio il giorno del mio 18esimo compleanno, la signora che era responsabile per i soci minorenni, mi presentò ad un agricoltore del paese che stava cercando qualcuno per far muovere i suoi cavalli. Aveva due fattrici (Gretel di 20 anni e la figlia Sabine di 10 anni) ed una puledra, figlia di Sabine che all’epoca aveva otto mesi, di nome Baronessa. Fu il regalo più bello che mi potessero fare per il mio compleanno, ero al settimo cielo! Inizialmente ci andavo due pomeriggi la settimana; dovevo pulire i tre box ed in cambio potevo partecipare alle lezioni del club montando Gretel. Dopo qualche settimana di prova l’agricoltore decise che poteva fidarsi di me e mi diede la possibilità di montare anche Sabine. Iniziai a frequentare la sua fattoria sempre più spesso, ci andavo tre pomeriggi la settimana ed alla fine tutti i giorni. Svolgevo ogni tipo di incarico pur di stare intorno ai cavalli ed ogni tanto davo anche una mano nella stalla delle mucche, stavo proprio diventando una contadina a tempo perso e mi piaceva questa vita.

Naturalmente i miei genitori mi vedevano sempre meno: la mattina andavo al liceo, il pomeriggio dai cavalli, la sera mi trovavo con gli amici e prima di andare a letto svolgevo i compiti di scuola. A tutt’oggi mi stupisco della comprensione dei miei genitori, che mi appoggiavano nelle mie attività in pieno. La vita rurale non è mai stato il loro mondo; entrambi avevano studiato all’università, ma evidentemente sentivano che io ero felice così. Come tutti i genitori desideravano che io finissi la scuola e che imparassi una professione, ma mi lasciavano comunque la libertà di scegliere le attività del tempo libero a gusto mio. Sicuramente erano più tranquilli sapendo che passavo il mio tempo libero fra i cavalli che non andando in discoteca.



Nel frattempo Baronessa, la puledra del contadino, cresceva e quando ebbe tre anni la domai. Un anno più tardi ebbi la possibilità, grazie ad un altro aiuto finanziario della nonna, di acquistare Baronessa. Il mio sogno si era finalmente avverato! Il problema, ora, era come mantenere la cavalla dato che non volevo chiedere i soldi ai miei genitori.
Avevo scelto di fare il corso universitario per diventare assistente sociale. A Stoccarda c’era la possibilità di frequentare un istituto in cui si alternavano tre mesi di studio con tre mesi di tirocinio in centri collegati a questa scuola, il bello era che in tutto il tempo si guadagnava anche qualcosa… Avevo trovato la soluzione ideale!
Decisi di effettuare il periodo di tirocinio in un orfanotrofio nel quale avevo gia fatto un anno di volontario dopo la maturità. Tenevano quattro pony per i bambini. Nell’orfanotrofio continuai ad occuparmi dei cavalli e delle lezioni con i bambini, lavoro che adoravo, guadagnavo qualcosa per mantenere la cavalla e nel tempo rimanente mi divertivo con lei. Per arrotondare lo stipendio, aiutavo una mattina la settimana il maniscalco, che ferrava anche Baronessa, a reggere gli zoccoli.
Mi sarebbe piaciuto fare anche qualche gara, ma non mi bastavano né i soldi né il tempo, così continuai l’addestramento nello stile inglese, lavoro in piano, ogni tanto qualche piccolo ostacolo e tante passeggiate corte e lunghe.

Dopo essermi diplomata mi misi alla ricerca di un lavoro, la qual cosa in quei tempi (inizio degli anni 80) non era facile per gli assistenti sociali, ma evidentemente i cavalli erano nel mio destino, così, dopo tre mesi di disoccupazione riuscii a trovare un lavoro part-time in un centro sociale per ragazzi strutturato come una fattoria didattica, con diversi tipi d’animali, tra cui anche cavalli, un orto e tante altre attività. C’era in costruzione anche un appartamento dove avrei potuto sistemarmi e (cosa fantastica) avrei potuto portare con me Baronessa. Dopo qualche mese passai a lavorare a tempo pieno e divenni responsabile di tutto il centro. Che colpo di fortuna! Avevo di nuovo trovato un lavoro che mi permetteva di realizzare i miei sogni. Lavorai presso questo centro per cinque anni durante i quali mi resi conto che lo stile militare d’insegnamento d’equitazione che io a mio tempo avevo “subito” non poteva venire applicato né sui bimbi, né sui cavalli di questa Jugendfarm.
Anche per Baronessa non mi convinceva più lo stile inglese dove si lavorava con troppa durezza e troppa pressione nei confronti dei cavalli. Fu in questo periodo che ebbi i primi contatti con la monta western e col metodo di Linda Tellington-Jones, un’americana che sviluppava nuove idee su come avvicinarsi al cavallo.

Dopo cinque anni di lavoro alla Jugendfarm avevo voglia di cambiare lavoro e di espandere i miei orizzonti, ebbi quasi subito un altro colpo di fortuna: venni contattata da un’organizzazione svizzera che si occupa dell’uso del cavallo come terapia per il recupero dei tossicodipendenti; mi assunsero in qualità di responsabile per il settore equestre per il loro centro in Toscana!
Chiesi subito se c’era la possibilità di portare con me Baronessa, mi assicurarono che dopo i tre mesi di prova avrei potuto e quindi feci le valigie e partii per questa nuova avventura in Italia.

Lavorare con i cavalli e poter aiutare i ragazzi in questo ambiente meraviglioso è stata un’esperienza indimenticabile.
In Toscana ebbi modo di conoscere anche la monta dei butteri e mi resi conto delle molte differenze nel modo di lavorare e di vivere coi cavalli, rispetto a quello a cui ero abituata in Germania. Il maniscalco, ad esempio, di solito non aveva bisogno di un aiutante, si dava molto meno avena ai cavalli e si preparavano invece dei pastoni, stare a cavallo non aveva questa rigidità come in Germania.

Dopo un anno in Italia Baronessa cominciava a zoppicare; diagnosi: formelle. Mi informai su metodi alternativi per la cura e cercai un altro maniscalco. Attraverso l’omeopatia trovai una cura che mi permettesse di montare Baronessa senza farla soffrire ed il nuovo maniscalco la aiutò con delle ferrature comode. In quel periodo io e Baronessa facemmo tanti trekking, soprattutto al passo, perché non doveva più stare ferma, ma non dovevo nemmeno sforzarla troppo: abbiamo camminato per oltre 6000km in giro per le campagne toscane, percorsi indimenticabili ed anche tante avventure e tutto questo ci ha fatto diventare un binomio ancora più affiatato.

Finora non si è parlato di un uomo nella vita di Brigitte Berner, ma chi poteva essere l’uomo ideale per un’appassionata di cavalli? Un maniscalco naturalmente! Quel Gabriele che aveva fatto delle ferrature tanto comode per la mia Baronessa, conoscendolo meglio, mi sono innamorata di lui e ci siamo messi assieme; stiamo ancora insieme, ma fino ad oggi ancora non mi ha confessato se lui si fosse innamorato prima di Baronessa o di me.
Dopo tre anni nel centro di recupero volevo cambiare di nuovo un po’, volevo vivere e lavorare assieme a Gabriele, così abbiamo trovato una piccola fattoria vicino a Certaldo, nel fiorentino, con oliveti, vigneti e spazio per i nostri cavalli. Gabriele aveva la sua cavalla Sahara e io avevo comprato un mulo per aiutare Baronessa a portare i bagagli durante i nostri trekking insieme. L’unico problema era che il mulo Barone aveva solo un anno e mezzo, doveva ancora crescere e doveva essere addestrato per questo lavoro.

A Certaldo conobbi Paris Lutge, californiana, vecchia amica di Gabriele, che aveva una scuola di monta western, mi insegnava la monta western ed io insegnavo poi a Baronessa. Continuammo a fare dei trekking e facevamo anche delle gare di monta western. La cara Baronessa collaborava bene, la vecchiaia però si faceva sentire.

Quando Barone ebbe tre anni, cominciai a domarlo o forse era lui che addestrava me? Per due anni nient’altro che disaccordi, problemi e lotte; durante il giorno cercavo di fargli imparare cose che lui rifiutava di eseguire e durante la notte passavo il tempo a studiare tutti i sistemi d’addestramento e come trattare gli equini. Ad un certo punto siamo arrivati ad un compromesso: finalmente io avevo capito che un mulo non è un cavallo con orecchie più lunghe, ma un altro tipo d’animale, che vuole essere trattato diversamente. Barone non voleva essere comandato. Lui voleva essere trattato gentilmente. Non faceva nulla che ritenesse pericoloso. Fu possibile fargli eseguire dei cerchi al galoppo soltanto dopo due anni d’allenamento. Lui era molto sensibile, ma se i miei aiuti non erano chiari, non provava nemmeno ad indovinare le mie intenzioni, faceva semplicemente il comodo suo. Era un maestro molto severo, però mi ci voleva proprio!

A parte tutto, una volta che arrivammo ad intenderci lui divenne veramente molto bravo, al punto che mi fece balenare l’idea, forse un po’ folle, di partecipare alle gare western anche con lui. La specialità Trail-Horse gli piaceva molto: c’erano tanti ostacoli diversi da imparare e con un po’ di fantasia da parte mia non c’era pericolo di annoiarsi. Per natura i muli sono abituati a prestare attenzione al terreno ed a tutti gli ostacoli per terra e quindi, perché no? Partecipammo alla nostra prima gara di Trail-Horse guadagnando un primo posto, il risultato delle gare successive fu molto vario: dal primo all’ultimo posto c’era tutto.

Continuai a prendere lezioni da Paris Lutge per perfezionare la mia preparazione, diedi poi l’esame per l’istruttore d’avviamento e dopo anche per l’istruttore di primo grado, quindi iniziai a dare lezioni a due gruppi di bambini. Il nostro piccolo podere però non aveva le strutture adatte per fare la scuola d’equitazione, inoltre dovevamo fare una scelta: dare la priorità ai cavalli o all’agricoltura. I cavalli erano aumentati: Baronessa aveva ormai due bellissimi figli e Gabriele aveva realizzato un suo vecchio sogno acquistando un puledro di razza frisone, quindi avevamo necessità di trasferirci in una struttura più adeguata.

Trovammo una scuderia con maneggio ed altre costruzioni nel comune di Fivizzano (MS) che ci piaceva e che rientrava nel nostro budget economico. Attendemmo l’estate per trasferirci e nel frattempo frequentai il corso dell’ANIRE per diventare operatrice per la rieducazione equestre. Naturalmente avevamo bisogno di far conoscere la nostra nuova attività, quindi decisi di partecipare di nuovo alle gare di Trail-Horse con Barone, le gare andarono bene, al punto che ci qualificammo per il Campionato Italiano Trail-Horse cat.PRO organizzato dalla FIEW, la cui finale aveva luogo durante la Fieracavalli di Verona. Nelle due giornate di gara Barone fu strepitoso e ci guadagnammo il primo posto! Immaginate la mia soddisfazione? E immaginate la delusione di tutti gli altri cavalieri che montavano cavalli di razza, battuti da un addestratissimo “mulo”? Che bella esperienza! E che bella pubblicità per la nostra scuola d’equitazione appena aperta! Il lavoro a Fivizzano cominciava ad avviarsi abbastanza bene. Gli allievi arrivavano, soprattutto principianti.

Poi ci succede come può succedere solo in Italia:

I tempi per avere tutti i permesso per l'attività si allungano. I corsi del' ASL per ippoterapia non potevano continuare, perché non c'erano più i contributi da parte dello stato per i disabili. Noi lottavamo per superare tutti gli ostacoli ed alla fine dobbiamo realizzare, che non ci bastavano ne le nostre energie ne i nostri soldi per andare avanti.

Con tanto dispiacere andiamo via da Fivizzano e torniamo nella Toscana Centrale.

Ma la mia voglia di insegnare una buona equitazione mi è rimasta.

E così è nata l'idea delle lezioni e corsi a domicilio.


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